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102 euro, il prezzo che separa l'indecisione tra multa esagerata e legge semplicemente applicata

 |  Segreteria

Centodue euro per una bestemmia. È questa la cifra che si è visto contestare un 22enne a Lido di Venezia dopo aver evitato per un soffio un pedone mentre era alla guida di uno scooter. Il ragazzo, spaventato per il rischio appena corso, avrebbe pronunciato ad alta voce una bestemmia. A sentirlo, però, c'erano alcuni agenti della Polizia locale che si trovavano nelle vicinanze e che gli hanno contestato la violazione dell'articolo 724 del Codice penale.

La domanda è inevitabile: multa assurda o legge semplicemente applicata? La bestemmia in pubblico non è un reato, ma non è nemmeno libera da conseguenze. Dal 1999 la condotta è stata depenalizzata e trasformata in un illecito amministrativo. La legge prevede una sanzione compresa tra 51 e 309 euro. I 102 euro contestati al giovane veneziano sono dunque dentro i limiti previsti dalla normativa. La parte curiosa arriva quando si guarda a quanto spesso questa norma venga realmente applicata.

Nel Comune di Venezia, secondo il rapporto ufficiale della Polizia locale, nel 2023 è stata registrata una sola sanzione per l'articolo 724. Nel 2024 il numero è sceso a zero. Nello stesso rapporto, per fare un confronto, risultano 121 sanzioni per ubriachezza manifesta nel 2024. Insomma, a Venezia, ma probabilmente le stesse statistiche le ritroveremmo in tutta Italia in linea, la bestemmia sembra essere una delle violazioni meno frequentemente contestate. E proprio per questo il caso del ragazzo del Lido ha fatto tanto rumore.

Non perché i vigili abbiano applicato una norma inesistente o abbiano inventato una multa, anzi, hanno applicato una disposizione che prevede espressamente una sanzione amministrativa. Il punto paradossale è che la legge non sembra distinguere tra la bestemmia pronunciata con intenzione offensiva e quella che scappa dopo uno spavento. L'articolo 724 punisce infatti la pubblica pronuncia di parole oltraggiose contro la divinità; la norma non costruisce una particolare eccezione per l'imprecazione dettata dalla paura, dalla rabbia o dalla concitazione.

E allora la vicenda veneziana pone una questione più ampia.

Perché la stessa strada sulla quale un ragazzo può essere sanzionato per una bestemmia è anche quella nella quale quotidianamente si consumano infrazioni ben più pericolose. E la rabbia al volante, in particolare, non è soltanto una percezione.

Perché se una bestemmia può costare 102 euro, viene spontaneo chiedersi cosa consideriamo davvero intollerabile sulla strada: una parola pronunciata dopo uno spavento o un comportamento che quello spavento avrebbe potuto trasformarlo in un incidente?

Il dibattito, alla fine, è tutto qui: quanto è opportuno che lo Stato "entri" nelle parole che pronunciamo?

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